"Nothing Beats the Bible." Il fondamentalismo cristiano e le primarie 2016

Chiara Migliori

Abstract


Nella storia degli Stati Uniti esistono due tipi di fondamentalismo: quello che, seppure inconsciamente in quanto il termine era ancora lontano dall’essere coniato, giunse in America insieme ai puritani e li accompagnò nella fondazione degli insediamenti e nei primi tre secoli di vita delle colonie, e quello che, avendo affrontato le dispute ideologiche che attraversarono il passaggio dal diciannovesimo al ventesimo secolo, poté ottenere una definizione ufficiale e diventare movimento a tutti gli effetti. Nel 1920 Curtis Lee Laws, editore battista del The Watchmen-Examiner definì fondamentalista se stesso e tutti coloro che erano disposti “a intraprendere una lotta all’ultimo sangue per i fondamentali della fede” (Marsden). I fondamentali in questione erano quelli individuati nel 1910 dalla Presbyterian General Assembly: “(1) infallibilità letterale della Bibbia, (2) nascita di Cristo da madre vergine, (3) redenzione attraverso la sua morte sacrificale, (4) resurrezione in corpore di Cristo e (5) autenticità dei miracoli dei Vangeli” (Giammanco 1993, 117). Il fondamentalismo è proprio di chi si erge a difensore della cristianità scontrandosi con chi la vive in maniera più libera e, in ambito protestante, contro la maggior parte degli evangelicali, la cui fede si basa su tre capisaldi: la rinascita in Gesù Cristo, intesa come seconda conversione al Cristianesimo, e la fede in lui come unico mezzo per ottenere la salvezza della propria anima; l’importanza delle Sacre scritture e, infine, l’opera di evangelizzazione, tramite la predicazione della parola di Dio, volta a convertire il maggior numero possibile di persone.


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DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2015.i6.312

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