Il gender della Generazione X e il western di Willy Vlautin

Susan Kollin, Enrico Frigeni

Abstract


Qualcosa cambiò nelle mie letture quando cominciarono a scrivere romanzi i ragazzi bianchi nati tra la fine del Baby Boom e i primi anni della Generazione X. Sarà stato perché già da adolescenti quei giovani americani avevano assorbito come spugne il femminismo della seconda generazione, perché le loro sorelle, fidanzate e amiche si preparavano a sventolare i vessilli della terza. Fatto sta che, improvvisamente, attorno all’inizio degli anni Novanta, negli Stati Uniti sbocciò una nuova nidiata di giovani scrittori che riusciva a parlarmi come nessuno prima di loro era riuscito a fare. Parlavano di gender, sessualità, economia e colore della pelle con un acume e un impegno molto maggiore dei loro predecessori. È questo l’ambito in cui si muove Willy Vlautin. Dimostrando una particolare sensibilità per le condizioni di vita del sottoproletariato e di altri gruppi che vivono ai margini della società, Vlatuin contribuisce alla nascita di una nuova narrativa western “grit lit” raccontando le vicende fallimentari di famiglie americane, di bambini abbandonati e di sogni accantonati (Carpenter e Franklin; Bengal).


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DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2016.i7.462

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