Prefazione

Elisa Bordin, Stefano Bosco

Abstract


Uscito negli Stati Uniti il giorno di Natale del 2012, e in Italia alcuni mesi dopo, Django Unchained, l’ultimo film di Quentin Tarantino, è stato accolto con grande interesse e posto al centro di un vivace dibattito. In patria, in particolare, ha suscitato una molteplicità di reazioni, che hanno spaziato dalle recensioni più entusiaste alle polemiche più aspre. Il racconto dell’ex-schiavo Django, determinato a liberare la moglie sterminando gli schiavisti bianchi, non poteva che sollevare discussioni e scalpore, come spesso succede quando si affronta il tema della schiavitù, anche (e soprattutto) in un’America che si vorrebbe post-racial. Da un lato il film ha riacceso le discussioni sulla legittimità da parte di un regista bianco e sopra le righe come Tarantino di appropriarsi di questo passato storico, e di raccontarlo prendendosi spesso più di qualche libertà. Dall’altro, Django Unchained è anche stato occasione per riflessioni che si allontanano dal contesto storico della vicenda, parlando anche a un presente dove coesistono problematicamente il modello di successo incarnato da Obama e le tensioni razziali, mai sopite e riesplose con il recente caso Trayvon Martin.

Keywords


Django Unchained; Quentin Tarantino

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DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2013.i2.609

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