Mumbo Django: Afroamericanità e western

Elisa Bordin

Abstract


Il dibattito che è seguito all’uscita americana dell’ultimo film di Quentin Tarantino, Django Unchained (2012), è stato tale che scriverne crea non pochi problemi a chi vuole affrontare il film in modo critico. Da dove dovremmo cominciare? Dal dibattito imperante che personaggi del calibro di Spike Lee e Ishmael Reed hanno incanalato sull’uso improprio, da parte di un regista bianco, della memoria della schiavitù e dell’uso del termine nigger? Consideriamo Django Unchained una slave narrative? O lo consideriamo un western? È un film sulla scia della blaxploitation degli anni Settanta? Sia che si scelga la prospettiva di razza, sia che si opti per quella del genere western, o ancora che si presti attenzione a questioni linguistiche ed estetiche, Django Unchained si aprirà come una matrioska, stimolando molteplici discussioni dovute alla natura intertestuale della pellicola e alla capacità di Tarantino di lavorare e raccontare attraverso diversi generi filmici. Tante sono le discussioni possibili, le connessioni e le citazioni interne al film che scegliere un aspetto e seguirlo con rigore accademico è complicato: non si può, infatti, parlare di Django senza parlare di western; non si può parlare di Django senza parlare della rappresentazione dei neri per opera dei registi bianchi nel cinema; non si può parlare di Django senza parlare di razzismo linguistico e di come questo viaggi globalmente, e la lista dei temi che Django Unchained tocca può continuare.

Keywords


Django Unchained; Quentin Tarantino; African American

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DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2013.i2.654

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