"Mancare il bersaglio": la war television a cavallo degli anni Ottanta e Novanta e la guerra "fuori campo"

Simone Villani

Abstract


Fino a non molti anni fa, quando pressoché plenaria era tra i media la primazia della televisione, era possibile a volte osservare un fenomeno interessante. Se era proclamato uno sciopero generale della stampa e dei giornalisti televisivi, e uno speaker in mezzobusto leggeva le notizie con voce neutra («chi vi parla è stato autorizzato a farlo etc.»), era legittimo attendersi che in quei notiziari più radi del consueto e spogli dei servizi filmati le notizie, più snelle e a lungo coperte dal cono d’ombra informativo, si affastellassero in gran numero; all’opposto, si era costretti a prendere atto che in quella giornata, su tutto lo scenario nazionale, non era successo nulla: i politici non avevano rilasciato dichiarazioni, aperto kermesse o chiuso manifestazioni di piazza, le istituzioni economico-finanziarie non avevano diramato report sullo stato di salute del Paese o dei suoi comparti produttivi, nessuna coppia famosa aveva divorziato (a che scopo?), e certamente nessun serial killer era passato all’azione, se crediamo alla forte componente esibizionistica che alle loro motivazioni accredita la psicopatologia criminale.

Keywords


war television

Full Text:

PDF


DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2013.i2.290

Refbacks

  • There are currently no refbacks.