La costruzione sociale dell'immigrato e del richiedente asilo in Italia. Colti, democratici, e razzismo colonialista

Giuseppe Faso

Abstract


Dilaga un discorso monofonico, nel quale la voce di quella che costituisce oramai una parte considerevole della popolazione attiva è del tutto assente; se ne registrano piuttosto i movimenti, come se fossero fenomeni naturali minacciosi (le ondate, i flussi) o ancora più minacciose orde (l’invasione). Costante è la rappresentazione sotto forma di deviazione cognitiva e devianza sociale. La prospettiva, quella di un Noi che definisce il Loro come problema, e così facendo si autoistituisce; si lasciano parlare da un linguaggio preformato, grottesco, senza prospettive di redenzione, persone che si suppongono colte, convinte di esprimere pensieri e capacità di scelta. Come meravigliarsi del razzismo più balordo, se lo si nutre quotidianamente di una lingua capace di influire in maniera catastrofica sulla percezione e sull’azione? Nulla di più volgare di questa chiamata a complice, la strizzata d’occhio: loro sono così, noi invece… Noi chi?


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DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2015.i6.304

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