"Put Your Bodies on the Gears": Mario Savio e il Free Speech Movement

Valentina De Rossi

Abstract


Arriva il momento in cui il funzionamento della macchina diventa così detestabile, vi fa stare così male che non riuscite più a partecipare! Nemmeno passivamente accettate di partecipare! Dovete mettere i vostri corpi sugli ingranaggi e sulle pulegge, sulle leve e sull’impianto intero fino a fermarlo! Dovete far capire a coloro che la azionano e a coloro che ne sono proprietari che, se non siete liberi, questa macchina la fermerete del tutto![1] – Mario Savio, Sproul Hall Steps, UC Berkeley, December 2, 1964 (Cohen 327)

Con queste parole  Mario Savio, studente di Berkeley, apriva il movimento per la libertà di parola e con esso una decade di proteste rivoluzionarie destinate a cambiare la storia. Nel corso degli anni Sessanta, Berkeley venne scossa da scontri sull’azione politica degli studenti, diritti civili e Guerra del Vietnam. Quasi cinquant’anni più tardi, la comunità utopica sognata da quel gruppo di studenti reazionari non si è ancora realizzata. Anzi, l’università a livello nazionale e non, sembra essere diventata la “knowledge factory” promossa dal rettore Kerr e contestata dai membri del Free Speech Movement.


Keywords


free speech movement; Mario Savio

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DOI: https://doi.org/10.13136/2281-4582/2013.i2.653

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